Un luogo di socializzazione tra culture e tradizioni diverse

«Un luogo in cui si incrociano persone di diverse provenienze, l’idea di costruire qui una terra che sia una trama di tante terre, tradizioni e culture: questo è il significato del nostro nome “Trama di Terre”», così si esprime Silvia Torneri, responsabile del Centro Interculturale che è parte notevole di questa Associazione. Silvia è molto giovane ed opera qui solo da due anni: «Mi sono laureata in scienze politiche culture e diritti umani con una tesi che mi aveva molto appassionata sul femminismo afro-americano negli anni del “Black Power Movement”», racconta, «Si parla degli Stati Uniti degli anni 60-70; queste donne, discriminate già per il loro sesso, nere, quindi svantaggiate all’interno di una società razzista, e per giunta di classe bassa, protestavano e riuscivano a fare un discorso di cambiamento totale e radicale, che non coinvolgesse solo loro ma la società tutta». «Ero in cerca di un posto dove mettere in pratica queste nozioni e dove portare avanti questi ideali di uguaglianza e integrazione», prosegue Silvia, «Ci sono voluti un po’ di anni, ma alla fine ho conosciuto la realtà che sta dietro a questo portone; e qui si fa, o si prova a fare, tutto ciò che sognavo io». Neanche oggi e neanche a Imola è infatti facile per le donne migranti inserirsi e trovare un ruolo nella società, queste si trovano ad affrontare una duplice vulnerabilità: da un lato, non essere titolari di cittadinanza le porta a godere di meno diritti, dall’altro lato c’è una discriminazione di genere, poiché sono vittime di ruoli attribuiti loro da una concezione patriarcale delle famiglie e delle comunità di origine. «Trama di Terre» nasce nel 1997 proprio con l’intento di ridare a queste donne la piena autonomia, la libertà e la presa di parola. Presa di parola che avviene, prima di tutto, attraverso i corsi di italiano: la libertà infatti nasce dal saper nominare le cose, il proprio corpo, le proprie emozioni. «Si tratta di persone che dipendono da altri o anche solo pensano di dipendere da essi, e sono molto lontane dall’avere una precisa consapevolezza di sé, di essere portatrici di diritti, di saperli esercitare, e di esigerli quando questi non ci sono. Invece non bisognerebbe mai abbandonare l’esercizio della propria autonomia», spiega Tiziana Poggiali, volontaria di Trame di Terre e membro del direttivo,, «Questa è una pratica che bisogna allenare quotidianamente, e questa è la direzione del cammino che stiamo compiendo». Lo sforzo quotidiano dell’Associazione è infatti quello di accompagnare le donne in percorsi di autonomia tesi ad aumentare il senso di autodeterminazione sulla propria vita, mettendo queste persone, spesso assoggettate e ridotte al silenzio, in condizione di essere riconosciute come soggetti legittimi in grado di autodefinirsi, di accrescere la comprensione e la consapevolezza delle proprie condizioni e dei propri diritti, per ritrovare la forza e la capacità di riscattarsi. E solo nello scorso anno si sono rivolte al Centro 205 donne di 30 diverse nazionalità. «Queste entrano in contatto con noi in vari modi. In parte in modo autonomo, per passaparola per esempio, che per gli stranieri è molto più potente di altri mezzi di comunicazione. Poi i Servizi Sociali il Consultorio o l’ASL sono strutture che possono fare dei rimandi nei nostri confronti, o che anche solo diffondono e divulgano materiali che riguardano la nostra associazione», spiega Tiziana, «Infine, ci sono le donne che arrivano all’accoglienza, che sono in difficoltà e sono i Servizi Sociali, non solo imolesi ma anche di tutta la provincia a segnalarcele». «Trama di Terre», infatti, dal 2001 si occupa anche di fornire un servizio di accoglienza abitativa: nel corso di dieci anni sono stati accolte oltre trecento persone, tra donne e bambini, di 24 nazionalità diverse e problematiche assai differenti tra loro. Donne costrette all’isolamento sociale perchè abbandonate dai mariti dopo i ricongiungimenti familiari, vittime di sfruttamento lavorativo, donne appena uscite da un Cie con un foglio di via e nessun tetto sotto cui dormire. «Ma la nostra logica non vuole essere assistenzialista tout court», precisa Silvia, «In caso di necessità c’è un aiuto concreto, ovvio, noi siamo qui, offriamo ascolto e un luogo sereno; ma poi, in un secondo momento, queste donne devono essere in grado di sviluppare i mezzi e i modi per cercare e pretendere ciò che spetta loro di diritto». E continua: «La stessa lezione di italiano è un tramite per costruire insieme percorsi di partecipazione e autonomia; è un’occasione per prendere parola, per dare voce a quello che si è e alle proprie idee». E oltre il portone aperto di via Aldrovandi, tra queste pareti lilla e gialle, si cerca di costruire un dialogo e un confronto costante tra le diversità. E il risultato è a volte creativo e fa sorridere: «… Si accendono dibattiti ad ogni aggettivo: il biondo non è mai univoco, le donne dell’Est sono intransigenti, bionde vuol dire gialle, le altre sono castano chiaro, ma le nord-africane non sono d’accordo. Alcune si sentono robuste o grasse, ma per Zitounia sono magre, altrimenti io vuol dire che sono grassa? No! Sono magra», come testimonia questo estratto del racconto collettivo «Trame intorno a un tavolo». Racconto, tra l’altro, finalista al concorso letterario nazionale «Lingua Madre» e poi pubblicato. L’elenco delle autrici è lungo: Anila, Ana – Maria, Humma, Fatima, Fousya .. tutte donne di origine straniera che hanno trovato oltre questo portone un punto di riferimento e un appoggio. Silvia e Tiziana ci ricordano che il 25 novembre si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, e che per l’occasione si terranno laboratori ed eventi presso la sede dell’Associazione; «E’ un modo anche per farci conoscere alla cittadinanza, per aprire la nostra biblioteca e i nostri spazi a tutti». Il giorno successivo, poi, «Trama di Terre» insieme con la Cgil ha organizzato al Teatro Lolli lo spettacolo «Donne di sabbia», incentrato sulla storia del femminicidio di Ciudad Juarez in Messico. Italiani e stranieri, donne e uomini; siete tutti invitati.

di Giulia Dall’Olio – Sabatosera – 17 novembre 2011

2019-03-19T04:47:55+01:00