Trame intorno a un tavolo. Un racconto collettivo

Questo racconto nasce da mesi passati insieme a Trama di Terre, nel Centro Interculturale delle donne native e migranti che ha sede a Imola. Da molti anni si organizzano i corsi di italiano per e con le donne; è un modo per imparare la lingua, per confrontarsi sui temi dei diritti e di attualità, per coinvolgere sempre più persone nelle nostre iniziative. Il racconto è stato selezionato tra i finalisti del Concorso Lingua Madre e premiato al Salone del Libro di Torino.
A questo link potete leggere alcuni commenti di persone che hanno votato il racconto.

TRAME INTORNO AD UN TAVOLO, UN RACCONTO COLLETTIVO

Di Anila, Ana-Maria, Humma, Fatima, Fousya, Irena, Irenke, Irene, Irene, Kissairys, Lidia, Loubna, Mariana, Mirala, Nadiia, Natalia, Nicoleta, Nina, Oksana, Roxsana, Rupinder, Silvia, Stefania, Soukaina, Tamara, Teresa, Valentina, Violeta, Walaa, Zitounia.

Io sono Valentina
Io sono madre di mio figlio Dimitri
Io sono nonna di mia nipote Romana
Io sono sorella e mio fratello si chiama Anatoliy
Io sono zia di tre nipoti: Oleg, Tatiana, Bogdan.

Lo scacciapensieri alla porta continua a suonare, la pedana all’ingresso rimbomba, visi noti e nuovi entrano con bimbi in braccio, carrozzine, torte nei sacchetti: oggi è il primo giorno di scuola. Anzi, l’apertura, il giorno dei test che poi diventa un giorno di festa, di incontro tra tutte le studentesse e le insegnanti. Il giorno in cui Trama1 riapre le porte e l’anno scolastico riprende a girare, con le sue scadenze fatte di pomeriggi di letture, cucina, giri per la città, condivisione di momenti allegri e malinconici, risate, giochi, tombole, riflessioni sulla violenza contro la donna, film, articoli e dettati. Siamo tantissime, quasi sessanta e la confusione aumenta perché mancano sedie, penne, fogli per scrivere. Le torte si confondono con i libri, le aranciate occupano troppo spazio. I bimbi corrono e gridano, mentre le mamme cercano di concentrarsi sui test, sarà gli occhiali o i occhiali?? Poco importa, abbiamo tutte voglia di finire per metterci a chiacchierare, a mangiare le torte alla panna montata della signora ucraina e le palline dolci immerse in una crema verde (sarà pistacchio??) di Rukhsana, la mamma pakistana, che quest’anno arriva insieme alla cognata e alle due figlie. È un bel momento di caotica amicizia, ci dividiamo tra chi corregge i test scritti e chi chiacchiera con le crocchie di donne che si sono formate in tutto il centro. Finalmente ci raduniamo intorno al tavolone e dividiamo i gruppi: lunedì e giovedì; martedì e venerdì. E ci lanciamo sui dolci.

Ci rivediamo il giovedì successivo. Siamo Irene, Stefania e Silvia, corso avanzato, obiettivi comunicativi e di espressione orale e scritta. Poca grammatica, vogliamo conoscerci e parlare di noi. Vogliamo insegnare con le nostre trenta alunne. Siamo tutte emozionate, noi ci chiediamo come andrà, chi saranno le nostre studentesse, loro sono trepidanti, come ogni primo giorno di scuola. Trama ci accoglie con il suo calore, è una casa prima che una scuola. Ci sediamo tutte intorno al tavolo, obiettivi: conoscenza, creazione di un gruppo e di un contesto condiviso, parlare di sé. Siamo pronte ad ascoltare, a rompere il ghiaccio e a confrontarci. Cominciamo con un lungo giro di presentazioni, chi siamo, da dove veniamo, cosa ci piace fare e non fare. Ognuna parla di sé e descrive fisicamente la vicina, la guida sarà Naima, la protagonista di un testo di italiano. Solo per dare spunti, perché per il resto tutte abbiamo voglia di dire la nostra. Facciamo gli aggettivi e i loro contrari, c’è chi è occupata, lavora come badante o donna delle pulizie e Walaa invece non è occupata. Il suo contrario è …. casalinga? Humma non è d’accordo, le casalinghe sono occupatissime!!!!!! Non si guadagna, ma si lavora, dice Natalia, che sottolinea: il contrario di occupata è dis-occupata. Come dis-ordinata! Esclama Irene, che poi ci tiene a dirci che lei, però, è ordinatissima. Bene. La lezione la fanno da sole, siamo già ai prefissi! Quando tocca a Nadia sceglie l’aggettivo coraggiose. Per lei siamo tutte coraggiose, anche noi tre. Siamo coraggiose perché abbiamo lasciato le nostre case, i nostri cari, a volte i figli, oppure loro sono venuti con noi quando erano piccoli e abbiamo dovuto crescerli con una lingua straniera. Tutte applaudono a questa definizione, si sentono forti. E tutte vogliono che questa lingua sia più famigliare, forse madre non lo sarà mai, ma per i loro figli sì. Voglio capire mio figlio quando fa i compiti, aiutarlo, dice Walaa.

Eccoci: Mi chiamo Nadiia e ho 55 anni. Vengo dall’Ucraina. Sono di statura alta e di corporatura sono abbastanza robusta. Ho i capelli bianchi, non molto lunghi, gli occhi grandi, di colore verdi, il naso normale. Ho un carattere solare, sono una persona sincera, generosa, e un po’ disordinata. Ciao! Mi chiamo Ana-Maria e ho 24 anni. Vengo dalla Romania, ma adesso abito con i miei genitori qui in Italia a Solarolo. Sono di statura alta: 1,70 m e di corporatura non sono né magra né grassa. Ho i capelli corti e neri, gli occhi piccoli e marroni, il naso all’insù e la bocca carnosa. Metto sempre vestitini leggeri e amo gli orecchini. Sono un po’ timida, ma mi piace conoscere nuove persone, perché ho gli stessi amici da quando ero piccola. Sono molto romantica, appassionata di musica e mi piace guardare tutti i film nuovi! Sono Humma, ho 30 anni e sono pakistana. Sono di statura media e di corporatura sono robusta. Ho i capelli lunghi e neri, e anche gli occhi neri. Sono una persona attiva e simpatica! Sono allegra e un po’ timida. Ciao! Sono Tamara e ho 54 anni. Sono nonna, mio nipote ha 6 anni. Sono un’abitante di Canittale, città vicina a Kiew, ma adesso abito a Imola e lavoro come badante da 3 anni. I miei capelli sono corti, gli occhi sono verdi, di corporatura sono grassa. Il mio naso è normale, quando leggo porto gli occhiali. Ho un carattere…sono cattiva! Mi chiamo Nina e ho 45 anni. Vengo dall’Ucraina, dalla città di Lugansk. Abito a Imola. Ho i capelli corti, sono bionda con gli occhi azzurri. Sono di statura media, né alta né bassa, e di corporatura non sono né magra né grassa. Ho un carattere un po’ timido, sono ordinata e socievole. La mia vita qui è triste, tutti i giorni sempre uguali… Ciao a tutte! Sono Lidia Saustkievic e vengo dalla Polonia. Sono nata il 16 marzo 1983 a Ciechanoij, una piccola città al centro della Polonia. Sono alta e abbastanza magra. Ho i capelli medi, lisci e biondi. I miei occhi sono azzurri. Sono una persona sensibile, timida, e tranquilla, ma anche un po’ pessimista, e disordinata. Metto sempre i jeans e le maglie. Mi piace molto indossare vestiti comodi. Ho un fidanzato che si chiama Mantino, anche lui è polacco. Abbiamo insieme una figlia, Amelia, che ha due anni. Amelia è tutta la mia vita. Ciao!!! Io sono Kissairys e vengo da Santo Domingo. Sono simpatica. Ho i capelli neri, sono di statura bassa, ho gli occhi marrone scuro, ho il naso a patata e ho un bel sorriso… Io sono Walaa, vengo dall’Egitto. Ho 31 anni. Io sono magra, di statura media. Ho i capelli castani e lunghi, ho gli occhi di colore verde. Sono allegra e un po’ timida. A volte divertente e simpatica, attiva, a volte pigra, pessimista. Ciao, mi chiamo Natalia e vengo dalla Moldavia. In Italia vivo da 5 anni. Io ho 27 anni. Sono alta 166 cm, ho i capelli castano chiaro e lunghi, gli occhi castani. Ho la corporatura normale. Come carattere più che timida sono socievole. Anzi a volte forse parlo troppo! Però non mi piace essere al centro dell’attenzione perché mi mette in imbarazzo. Sono anche allegra e divertente, mi piace scherzare. Però dipende dall’umore. E a volte sono disordinata e a volte ordinata. Perché quando devo sbrigarmi lascio tutto in disordine, tutto in giro. Ma poi metto tutto in ordine! Ciao! Mi chiamo Teresa, la signora polacca. Sono in Italia da 4 anni. Ho i capelli biondi e corti, fisicamente sono media, né alta né bassa, Né magra né grassa. Sono molto allegra, mi piace passare il tempo con i miei amici. Chi sono io? Ciao a tutti! Mi chiamo Oksana, sono ucraina e sono venuta in Italia dall’Ucraina un anno e quattro mesi fa. Qui in Italia io mi trovo bene, mi piacciono tante cose: la gente, i laghi, la natura, la musica, la lingua ecc ecc…Io sono una donna circa cinquantenne, che ama la vita. Molto grande ottimista, allegra, divertente, socievole, attiva, troppo sincera, generosa e ordinata. Devo dire che la mia sincerità raramente mi fa male. Io trovo degli amici dappertutto dove sto andando. Non ho dei nemici. Sono una donna robusta, nonostante che ho i punti di primavera1 e metto gli occhiali. I miei capelli sono tinti di colore castano, lisci, né lunghi né corti. Gli occhi sono marrone chiaro e piccoli. Il naso è all’insù e tutta la faccia è sempre con un sorriso. Venti anni fa giocavo a pallavolo, ero sportiva. Adesso però canto in un gruppo. Io nuoto e d’estate volentieri vado al mare, se ho la possibilità. Se avessi più tempo libero, vorrei andare a ballare e comunicare più spesso con le mie amiche. Ciao! Mi chiamo Violeta. Vengo da un piccolo paese che si trova sul Mar Baltico. È un paese nordico, d’inverno fa abbastanza freddo e d’estate piove spesso. Ecco perché mi piace stare in Italia: qui c’è tanto sole! Sono abbastanza attiva, mi piace molto andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate a piedi. Adoro viaggiare, scoprire paesi nuovi, le usanze curiose, conoscere le persone nuove. Mi piace cucinare, specialmente per il mio nipotino. Sono di corporatura media, né grassa né magra e sono sempre in guerra con i chili di troppo, perché sono golosa. Ho i capelli biondi, gli occhi grigio azzurri e la carnagione bianca. Ho un naso piccolo e le orecchie a sventola. Mi vesto sempre molto comodamente. Ciao! Mi chiamo Anila e vengo da un piccolo paese che si chiama Albania. Ho 22 anni e sono sposata. Ho un carattere semplice e allegro e mi piace molto conoscere gente nuova. Il 25 agosto di questo anno mi sono laureata alla facoltà di economia e turismo a Valona, che è la mia città di nascita. Valona è una città molto bella che viene visitata da molti turisti perché ha molti posti belli. Ho deciso di venire in Italia per restare con mio marito. È da poco tempo che sono in Italia e ho riscontrato problemi diversi. Come ad esempio: ho problemi con la lingua, non ho un lavoro, non faccio una vita molto attiva come ho fatto nel mio paese. Ma spero gradualmente che tutto si migliora.

Questa settimana ricominciamo dal nostro aspetto. Giochiamo a un indovina chi? vivente, in cui i personaggi siamo noi. Ma ci areniamo quasi subito perché si accendono dibattiti ad ogni aggettivo: il biondo non è mai univoco, le donne dell’Est sono intransigenti, bionde vuol dire gialle, le altre sono castano chiaro, ma le nord-africane non sono d’accordo. Alcune si sentono robuste e grasse, ma per Zitounia sono magre, altrimenti io vuol dire che sono grassa? No! Sono magra. E poi Rupi non riesce a descrivere Walaa, che tiene i capelli sotto un velo viola, e ancora sopra un bel cappellino nero, che assolutamente non vuole togliere, è per cambiare un po’ no??Moda francese e moda egiziana!

Oggi leggiamo la storia di Maryam1, una ragazza palestinese di famiglia povera che si è fatta da sola, ha studiato molto ed è riuscita a realizzare i suoi sogni: insegna all’università e ha aiutato i suoi fratelli a studiare. E noi abbiamo realizzato i nostri sogni?? Irena, questa volta ucraina e non polacca come l’Irene ordinatissima, ribadisce che anche tutte loro sono state coraggiose e lo sono ancora, sono partite per aiutare se stesse e le famiglie: mi sono ribellata alla povertà e anche se tutti mi scherzavano per il lavoro che facevo qui, con coraggio ho risposto: È vero, devo pulire il culo alla gente. Ma i soldi non escono dal culo, sono puliti. E ora in paese, quando torno in Ucraina, tutti mi rispettano. Oksana aggiunge, malinconica, che questo coraggio le è costato tanti sacrifici.

Parlare di famiglia risveglia i ricordi, Oksana è un po’ triste perché le mancano tutti i suoi. Anche Soukaina, che scrive: Mia madre mi manca. Lei è mia amica. La chiamo due volte la settimana, le mando dei soldi in Senegal, io la amo molto. Spero che lei viva a lungo.

Natalia ci racconta della sua famiglia. Io ho una sorella, si chiama Irina. Vive a Mosca più o meno da cinque anni. È partita dopo di me, dopo che sono partita per l’Italia. E lei è l’altra metà di me, perché siamo gemelle. Da piccole eravamo sempre insieme, mai divise, vestite uguali, zaini…tutto avevamo uguale. Poi siamo cresciute e abbiamo cominciato a vestirci diverse, anche piccole cose, ma diverse. Poi lei ha cominciato ad uscire con un ragazzo e lui ci ha divise. Lei passava meno tempo con me. Ed ero gelosa. Ma poi mi sono abituata. È sempre stata più buona, più tranquilla. Invece io un po’ più pazza. Ma quando siamo insieme siamo tutte due pazze. Ora invece non lo so come è, perché non la vedo da 5 anni. Il destino ci ha divise. Però spero di rivederla più presto possibile perché mi manca.

Humma ricorda il suo babbo: Io ho amato il mio babbo. Lui è molto gentile. Quando ho fatto qualcosa di male, lui mi aiuta. Noi siamo otto sorelle, non ho fratelli. Il mio babbo non ha mai pensato che non siamo come un figlio maschio, sempre ci ha detto che abbiamo imparato bene. Lui è molto coraggioso e simpatico, non solo con noi, ma anche con le altre persone. Ha fatto tante belle cose per noi. Io ora ho un bimbo, lui è il primo maschio della famiglia dopo 35 anni!

I racconti continuano uno sull’altro: Rupi ci parla del suo matrimonio combinato, del marito che proprio non voleva, ma che poi si è rivelato gentile; qualcuna racconta di mariti violenti da cui ha divorziato; altre dei bambini divisi tra Italia e paese di origine. A questo spunto Zitounia sbotta: mio figlio va a scuola in Italia e parla bene l’italiano. Quando io parlo arabo lui piange, non capisce niente. Adesso ha cinque anni e si arrabbia, quando andiamo in Marocco piange sempre perché non capisce. Io non so come fare, io non parlo bene l’italiano! Anche Rupi ha avuto lo stesso problema: sua figlia è arrivata a dodici anni e dopo un mese di scuola era disperata, era bravissima in India, mentre qui era l’ultima della classe, allora ha deciso di tornare nel suo paese e di vivere con la nonna. Così Rupi torna in India qualche mese ogni anno per stare con la sua bambina. I figli di Walaa e Humma, invece, vogliono che le mamme parlino sempre arabo o punjabi: solo le maestre parlano italiano!

L’ultimo giovedì lo dedichiamo alla cucina: parliamo di cibi, di tradizioni culinarie, di sapori e odori. Le chiacchiere sono più distese, curiose:

– Loubna: da noi in Marocco non c’è un primo e un secondo, ma un solo piatto, per esempio con la verdura, la carne e il cous-cous.
– Lidia: in Polonia il primo piatto è sempre liquido, come zuppa o minestra e la pasta si mangia magari una volta all’anno…..
– Silvia: ma dai!!!!!!!! Che strano!…
– Irena: non è strano! È solo diverso!

Ci mettiamo dunque a cucinare delle palline di cioccolato al cocco e….arrivederci al prossimo anno! Sana Sayda!

DATI BIOGRAFICI:

Il racconto è stato scritto collettivamente dalle donne e dalle insegnanti del corso di italiano, livello avanzato del Centro Interculturale delle donne Trama di Terre (Imola). Le donne hanno nazionalità diverse: marocchina, egiziana, ucraina, polacca, rumena, albanese, moldava, lituana, pakistana, indiana, dominicana, italiana.

1 Maryam è un personaggio del testo Con il vento nei capelli: vita di una donna palestinese, di Salwa Salem, a cura di Laura Maritano, Firenze, Giunti 1993.

2019-03-19T04:52:53+01:00