Prostituzione, ecco le solite ricette

di Beatrice Busi pubblicato su Liberazione

Come arginare il fenomeno della prostituzione? Il prefetto Achille Serra, ai margini della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Roma, risponde così: «Io un’idea ce l’ho, e l’ho esposta sette mesi fa».
Per chi l’avesse dimenticato, l’idea del prefetto Serra era quella di istituire anche a Roma un quartiere a luci rosse sul modello di Amsterdam, per «ripulire le strade» da un fenomeno «indecente e offensivo per i cittadini». Una proposta che, ai tempi, non piacque affatto al sindaco Veltroni.

E dunque ci risiamo. Ciclicamente il “problema” prostituzione si guadagna gli onori della cronaca e il copione è sempre lo stesso. Di solito funziona così: ogni volta, come se fosse la prima volta, grazie ad un’inchiesta giornalistica si scopre con stupore che la maggior parte delle prostitute sono migranti senza permesso di soggiorno, che molte di loro sono minorenni e vittime della tratta. Dopo lo stupore iniziale, si parte con la riffa delle “soluzioni concrete”. Qualcuno – di solito di destra -, dice che si devono riaprire le case chiuse o fare degli “eros center”, ma arriva Don Benzi che scandalizzato propone invece di multare i clienti. Poi ci si battibecca sulle pagine di quotidiani e settimanali o saltellando tra le poltrone di Vespa e Costanzo, fino a quando il politico più “coraggioso” presenta l’ennesimo progetto di legge.

Purtroppo, le uniche risposte concrete messe in atto di solito sono le retate, i rimpatri forzati, gli abusi e gli arresti ai danni delle prostitute, mentre le multe ai clienti, quando sono state sperimentate, hanno avuto esiti tragici come il suicidio e nessuna incidenza sulle organizzazioni criminali che si ingrassano con lo sfruttamento della prostituzione. Con l’insediamento del nuovo governo, il paludato copione non era ancora stato riproposto. Ci hanno pensato ieri il sindaco di Roma Walter Veltroni e il prefetto Achille Serra. «Sul fenomeno della prostituzione gli strumenti delle forze dell’ordine sono azzerati, la prostituzione non è vietata e il cliente non commette nessun reato».

«E’ necessario un doppio intervento legislativo – ha aggiunto -, uno per arginare il fenomeno, l’altro a favore delle donne».

Il prefetto, purtroppo, non si è fermato qui: «verranno riservati dei posti nei Centri di permanenza temporanea affinchè vengano effettuati i rimpatri degli stranieri clandestini coinvolti».

Di certo, se l’unico strumento di intervento utilizzato continuerà ad essere la legge Bossi-Fini, come sottolinea Pia Covre del Comitato per i diritti civili delle prostitute, è evidente che in realtà ad essere espatriate saranno solo le stesse donne trafficate, perché «le organizzazioni criminali trovano sempre il modo di far ottenere il permesso di soggiorno agli sfruttatori». Insomma, oltre al danno, una drammatica beffa.

In realtà gli strumenti legislativi specifici per la lotta alla tratta ci sono e basterebbe avere la volontà politica di farli applicare. Per di più ci sono strumenti, come l’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione, che consentono di fornire il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale alle donne che vogliono smettere di prostituirsi. Nell’analoga riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza di Milano persino il ministro dell’Interno Amato ha ammesso che nei Ctp si deve assolutamente distinguere tra chi è in attesa di asilo e chi ha commesso reati. E come lo stesso prefetto Serra ha ricordato, la prostituzione in Italia, fortunatamente, non è reato.

Dal canto suo, Veltroni ha affermato che «il fenomeno della prostituzione è diventato intollerabile. Faremo tutto quello che si può fare per fermare la prostituzione, soprattutto quella minorile». Ma a quanto pare, «tutto quello che si può fare» si risolve ancora una volta nel potenziamento dell’illuminazione e nell’installazione di telecamere. «Speriamo che il Garante per la privacy ci consenta di installare telecamere per la sicurezza della circolazione, eventualmente utile anche per l’accertamento di reati», ha detto il sindaco.

Ma non sarebbe meglio investire i soldi pubblici per sostenere le associazioni per i diritti delle prostitute e le unità di strada che lavorano sul campo per la “riduzione del danno” piuttosto che in tecnologie di sorveglianza?

Su Repubblica. it scatta prontamente il sondaggio: come valutate la proposta del sindaco di Roma? Giusta. Sbagliata. Non so.

Ancora una volta la prostituzione viene spettacolarizzata. Ancora una volta non si riesce ad uscire dal binomio “sorvegliare e punire”. Ancora una volta la prostituzione viene ridotta ad una questione di “decoro” e di “ordine pubblico”. Come sottolinea Maria Ornella Serpa del Coordinamento Diritti Persone Prostitute di Roma, dovremmo piuttosto domandarci «perché ci sono nove milioni di clienti in Italia, perché i clienti sono maschi, perché in tempi di cosiddetta libertà sessuale la domanda di sesso commerciale cresce sempre di più anziché diminuire».

Anziché domandarci perché il sindaco Veltroni subisca sempre e comunque il fascino indiscreto delle telecamere, dovremmo chiederci quale grave malattia affligga lo spazio pubblico italiano tanto da impedirgli di affrontare un dibattito sulla prostituzione seriamente e in tutta la sua complessità. Magari, sulla prostituzione è molto meglio dare la parola alle prostitute.

2019-03-19T05:06:33+01:00