“Pare che in Italia non abbiamo diritto a trovare rifugio”

Nella Giornata Mondiale delle persone rifugiate, diciamo “ci manca sempre qualcosa” come condiviso dalle donne in accoglienza, e Trama di Terre continuerà a impegnarsi per accompagnare le donne migranti e richiedenti asilo

Nella Giornata Mondiale delle persone rifugiate, portiamo la voce delle donne migranti accolte nei progetti di Trama di Terre, arrivate in Italia con la speranza di trovare rifugio, protezione e riparo. Nonostante le lotte quotidiane, queste donne si ritrovano davanti alla difficoltà dell’attesa, alla mancanza di risposte e di opportunità per riprendere in autonomia le proprie vite.

Pare che in Italia non abbiamo diritto a trovare rifugio“, “è sempre più difficile per noi donne“, “tanti anni di attesa per avere un documento“, “senza documenti non possiamo fare nulla“, “per una mamma da sola non è possibile trovare lavoro“, “qui c’è tanta burocrazia“, “è da quattro anni che aspetto il mio passaporto“, “non troviamo casa“, “qui sembra che non ho mai studiato“, “i miei figli sono senza documenti”,  “è molto difficile” … “da sola faccio tanta fatica“.

Le loro voci ci raccontano tante esperienze e un punto in comune: sono tutte migranti, non importa la loro provenienza. A tutte manca sempre qualcosa: il permesso, il documento, la lingua, la licenza media, una formazione, un lavoro, una casa, il ricongiungimento di un figlio.

Nonostante le incertezze di un sistema di accoglienza già di per sé incompleto, il Consiglio del Parlamento Europeo ha approvato il nuovo patto su immigrazione e asilo, che nella pratica modificherà il sistema comportando una compressione dei diritti delle persone in movimento e lo svilimento del diritto di asilo.

Le voci delle donne migranti si contrappongono alla retorica europea della solidarietà, chiaramente rivolta agli Stati di arrivo invece che alle persone, che nei documenti continuano a essere definite “quote”, oggetti passivi delle politiche migratorie e non soggetti attivi nell’esercizio del proprio diritto.

Mentre il Parlamento Europeo parla di strumentalizzazione dei migranti allo scopo di destabilizzare l’UE, i concetti chiave che sostengono queste affermazioni sono sempre i medesimi: problemi da risolvere, flussi da gestire, numeri, soldi. Nozioni che disumanizzano le persone che migrano, riducendo le motivazioni e le avversità dei singoli percorsi a una statistica.

In linea con questo pensiero, il Parlamento Europeo stabilisce procedure di screening per le persone che non soddisfano i requisiti per entrare nell’UE. Consapevoli che, nella maggior parte dei casi, l’ingresso legale in UE segue una richiesta di manodopera e un rigido controllo economico. Il patto ribadisce l’approccio classista dell’UE in tema di migrazione, senza avere cura del peso delle economie delle nazioni europee sulla determinazione delle circostanze che obbligano uomini, donne e minori alla scelta migratoria. 

Il nuovo patto, inoltre, stabilisce ulteriori procedure di frontiera, applicabili, tra gli altri casi, a richiedenti asilo provenienti da paesi considerati sicuri, definiti tali con criteri estremamente superficiali, in particolar modo per le donne, provocando un’applicazione tendenzialmente indiscriminata e che impedisce di fare emergere le condizioni di privazione della libertà personale. Molto spesso i viaggi durano anni, durante i quali le persone migranti sono esposte a violenze indicibili e a varie forme di sfruttamento, attuate speso dai paesi finanziati dall’Unione per il controllo delle frontiere esterne.

Per accogliere i migranti e i loro innumerevoli traumi migratori, risulterebbe invece indispensabile garantire uno spazio di recupero psicofisico, e non strutture di detenzione temporanee. Sarebbe necessario lavorare per ridurre la sfiducia e il timore delle istituzioni, amplificati evidentemente in un ambiente di limitazione della libertà. La nostra esperienza nell’accoglienza delle donne migranti, ci conferma che la cura e l’attenzione sono fondamentali per ridurre la portata del dolore a cui ogni singola persona migrante è stata esposta.

L’Unione Europea, invece, ha approvato la determinazione di procedure che in poche settimane potrebbero portare al riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione, oppure al rimpatrio delle persone che non hanno diritto a rimanere in UE. La complessità delle vicende di vita e dei percorsi migratori viene svilita dalle percentuali di riconoscimento, il diritto di asilo svuotato, le individualità ignorate.

Le donne hanno quindi ragione quando segnalano che al loro arrivo in Europa, sembrerebbe che non abbiano diritto ad avere rifugio, benché questo non sia una concessione degli stati, ma uno status e un diritto personale. Nonostante l’elenco di violenze subite, delle precarietà, delle richieste di aiuto negate, dei maltrattamenti, dei limiti a cui sono state sottoposte, né loro, né quelle in arrivo sembrano avere la possibilità di costruire un futuro in libertà e autonomia.

A questo si aggiunge il fatto che l’Unione Europea non riconosce che le persecuzioni legate al genere richiedono un necessario periodo di riflessione ed elaborazione per poter essere individuate, oltre che un’importante relazione di fiducia tra la persona che parla e chi ascolta, forse per la prima volta, il racconto di violenze e persecuzioni, all’interno di un ambiente protetto. Al patto conseguono perciò ulteriori violenze, disparità di trattamento tra chi subisce violenza di genere in Italia e chi fugge dalle stesse circostanze nei paesi di origine e di transito.

Nella Giornata Mondiale delle persone rifugiate, diciamo “ci manca sempre qualcosa” come condiviso dalle donne in accoglienza, e Trama di Terre continuerà a impegnarsi per accompagnare le donne migranti, richiedenti asilo, ricorrenti e titolari di protezione a trovare un luogo sicuro, costruendo insieme spazi tutelanti, potenziando l’autonomia e lottando per vedere riconosciuti i diritti che finora sono stati negati.

Comunicato stampa 20 giugno 2024

2024-06-21T09:14:00+02:00