COMUNICATO PRIDE – TRAMA DI TERRE

Dopo più di un anno di pandemia che ha acutizzato le disparità e le violenze sui nostri corpi, soprattutto donne, native e migranti, e corpi non conformi, anche quest’anno le donne di Trama di Terre sostengono il Pride Imolese e ribadiscono con forza il diritto all’autodeterminazione di tutte.

Sentiamo il bisogno, ancora, di difendere i nostri diritti. I diritti delle donne a vivere nella libertà di scegliere chi essere, dove vivere, di amare chi e quando si vuole.

Continuiamo a denunciare la violenza sui nostri corpi, gli abusi sulle nostre anime, fino ad ucciderci. Ogni giorno sentiamo parole di donne che si ribellano al terrorismo agito contro la nostra disobbedienza. La disobbedienza di chi dice no, di chi dice ti lascio. La disobbedienza a chi ci vuole solo dolci e accoglienti, serve in casa e schiave al lavoro, silenti e disciplinate, remissive e sottomesse. Trasgrediamo ogni regola imposta che ci vuole giudicare come brave madri, brave mogli, brave fidanzate, brave figlie.

Vogliamo vivere il nostro diritto di vivere scegliendo per noi.

Il sistema patriarcale ci attacca quotidianamente, razzismo, sessismo e omolesbobitransfobia sono la realtà con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno per strada, al lavoro e in famiglia. Le istituzioni che dovrebbero proteggerci agiscono violenza su di noi: non riconoscono le nostre identità, non riconoscono le nostre idee di famiglie, non riconoscono le nostre cittadinanze e non riconoscono il loro agire come matrice delle disparità.

Secondo le statistiche pubblicate in un nuovo rapporto dell’OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni), almeno 1.146 persone, donne, bambini, uomini, sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa nella prima metà del 2021. Quante ancora ne devono morire, quante ancora devono essere torturate nei campi libici, quante ancora?

Noi donne non renderemo normale questa vostra violenza istituzionale contro le migranti e i migranti solo perché nere. Noi donne sappiamo che i corpi hanno valore. I nostri corpi sono territorio, sono memoria. Noi donne ricordiamo, noi sappiamo cosa significa avere un corpo usato come campo di battaglia dagli uomini. Gli abusi vissuti da tutte li sentiamo sempre pulsanti sulla nostra pelle, bianca, nera, marrone, arcobaleno. È per questo che chiediamo al governo di interrompere i patti con la Libia, con la Turchia, e con tutti quei paesi che uccidono vite.

Il primo luglio la Turchia è uscita dalla Convenzione di Istanbul. Ha dichiarato apertamente che la vita delle donne non vale nulla.
La Libia continua a sfruttare, violentare e trafficare donne e bambini e bambine nei campi di concentramento sotto gli occhi di noi europei che facciamo finta di non vedere.

Sotto gli occhi di politicanti senza scrupoli, ignoranti legati al loro abuso di potere pronti a seminare odio contro chi non è bianco, vero italiano, vero maschio e vero ricco.

Ai governanti che non sono in grado di approvare una legge basilare contro i crimini d’odio noi chiediamo #moltopiùdizan.

I governanti senza pudore che possono sospendere, calpestare i nostri diritti quando vogliono. In questi giorni ricordiamo 20 anni da quel maledetto G8 di Genova 2001. In quelle ore gli stessi potenti hanno sospeso ogni nostro diritto nel nome di un’ipocrita difesa di democrazia a loro immagine e somiglianza, però.

Sentiamo ancora oggi quella repressione. La sentiamo ogni giorno. Ieri avete usato i manganelli, oggi usate il negazionismo. Negate i nostri corpi, le nostre scelte, il nostro colore, i nostri desideri, la nostra libertà di pensiero, il nostro lavoro. Ma soprattutto negate le vostre responsabilità di fronte agli omicidi nel Mediterraneo, sui confini balcanici, nelle carceri libiche e vietate alle persone di viaggiare e di migrare in sicurezza. Negate le vostre responsabilità davanti ai femminicidi quando alimentate e diventate complici di questo sistema culturale fatto di odio (più o meno manifesto) contro le donne. Negate le vostre responsabilità quando continuate a negare la necessità di estendere il diritto di vivere a tutte e a tutti.

Vogliamo rivolgerci anche alle istituzioni locali. Vogliamo una città accogliente e rispettosa che garantisca una concreta sensibilizzazione alle differenze. A tutte le differenze: di genere, di classe, di provenienza. Vogliamo programmi di educazione femminista nelle scuole e vogliamo la formazione permanente del personale socio sanitario, amministrativo e delle forze dell’ordine sulle questioni di genere e le loro intersezioni con le istanze LGBTQ+.

In una città che permette l’affissione di manifesti antiabortisti, in una città dove “il prima agli italiani” ha fatto strada soprattutto nel diritto all’abitare, noi ESPRIMIAMO CON ORGOGLIO LA NOSTRA AUTODETERMINAZIONE E RIVENDICHIAMO IL DIRITTO DI ESSERE, DI SCEGLIERE E DI muoverci.

2021-08-03T11:16:20+02:00