#PensaciPrima

Sei favorevole alla violenza sulle donne?

Nessuno risponderebbe di sì, ma di fatto le azioni per combattere la violenza di genere sono ancora troppo poche.

Chiedi alle candidate e ai candidati alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna di prendere una posizione chiara.

Pensaci prima, fai sentire la tua voce.

Cosa vogliamo:

  1. Raddoppiare e rendere strutturali le risorse ai centri antiviolenza

Chiediamo un fondo regionale strutturale, al posto dei bandi annuali, che ogni anno garantisca contributi economici certi e proporzionali al fabbisogno di ciascun centro antiviolenza orientato da un’ottica di genere e femminista incentrato sulla relazione tra donne, che garantisce segretezza e anonimato, un ascolto empatico e non giudicante e l’autodeterminazione delle scelte.

I centri offrono, la maggior parte attraverso lavoro volontario o precario, servizi di prevenzione, accoglienza, pronto intervento, reperibilità 24h, consulenza legale, case rifugio, percorsi di orientamento al lavoro, consulenza psicologica.

     2. Sostegno economico alle donne attive in percorsi di fuoriuscita dalla violenza

Chiediamo un reddito mensile di 780 euro per le donne che hanno subito violenza e maltrattamenti per sostenerle nel percorso di separazione e di ricerca o reinserimento nel mondo del lavoro proporzionale alle necessità della singola persona fino a un massimo di due anni.

Dopo la prima accoglienza e accompagnamento delle donne che hanno subito violenza arriva una fase altrettanto complessa, quella del reinserimento. Spesso è necessario ripartire da nuova casa, una nuova scuola per i figli, un nuovo lavoro: in Italia la maggior parte delle donne con prole sono economicamente dipendenti dai coniugi o dalla famiglia in cui è avvenuto l’abuso. Per sostenere fino in fondo il percorso di fuoriuscita dalla violenza va sostenuta l’autonomia economica delle donne, evitando così che ricadano per bisogno nelle logiche di abuso del passato.

  3. Fondo regionale per coprire le spese di assistenza legale

Chiediamo un fondo regionale per coprire le spese di assistenza legale sia in ambito penale che in ambito civile, nei casi in cui non siano coperte dal patrocinio a spese dello Stato (gratuito patrocinio). In ambito civile, infatti, le donne che hanno un introito annuo lordo superiore agli 11.493,82 euro non sono ammesse a tale beneficio. Lo stesso limite di reddito vale anche in sede penale, tranne che per le vittime di determinati reati di genere. Ad ogni modo, anche in tali ultimi casi, non vi è alcuna copertura dei costi di consulenza ed assistenza legale, prestate nella fase di indagini preliminari, se, per qualunque ragione, ad essa non segua la costituzione di parte civile. E’ importante, inoltre, che il patrocinio legale sia svolto da avvocati o avvocate, regolarmente iscritti/e in appositi elenchi e che abbiano competenza e formazione specifica e continua nell’ambito del patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti.

NOI NON CI STIAMO!

COSA PUOI FARE TU ORA?

Ti chiediamo di agire per dare dignità e giustizia alle vite delle persone che combattono ogni giorno per prevenire la violenza di genere. Ti chiediamo di unirti a noi in questa campagna e chiedere azioni concrete ai nostri politici, non solo vuote promesse elettorali ma impegni concreti.

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AGIAMO ORA!

2020-02-06T08:48:20+01:00