Dalle donne delle minoranze in Gran Bretagna una lettera aperta alla Segretaria di Stato Theresa May

Noi associazioni e singole/-i attiviste/-i per i i diritti umani delle donne manifestiamo profondo timore e disappunto circa il mandato e le recenti nomine dell[a commissione preposta all]’“inchiesta indipendente” sui Consigli della Sharia e sui fora d’arbitrato del Regno Unito (si allega la corrispondenza scambiata in precedenza sulla questione).

Da parecchi anni muoviamo critiche severe al continuo genuflettersi di governo e istituzioni statali, in nome della tolleranza religiosa e della libertà di culto, dinanzi alle richieste avanzate da leader e portavoce del “diritto religioso” (religious right). Conseguenza di tale atteggiamento è stato l’insediamento di sistemi d’arbitrato fondati sui codici normativi ad personam propri di alcune minoranze religiose. Con allarme abbiamo assistito al prender piede dell’accettazione di simili leggi personali per dirimere questioni di diritto privato e diritto di famiglia: settori nei quali presumibilmente si verificano le più gravi violazioni dei diritti umani delle donne appartenenti alle minoranze che vivono nel Regno Unito.

Non mancano prove considerevoli del fatto che tali sistemi “giuridici”, di mediazione e d’arbitrato paralleli di matrice religiosa operino in violazione dei fondamentali principî di protezione, parità e non-discriminazione riguardo ai diritti delle donne in materia di matrimonio, divorzio, prole, proprietà ed eredità; v. ad es. Elham Manea, Women and Sharia Law: The Impact of Legal Pluralism in the UK [Le donne e il codice della Sharia: le ripercussioni del pluralismo giuridico nel Regno Unito], [collana “Library of Islamic Law” [Biblioteca di diritto islamico], I.B.Tauris & Co. Ltd.], [30] maggio 2016[, pagg.256, ISBN: 9781784537357], che documenta le conseguenze dannose e persino letali per le donne in stato di vulnerabilità appartenenti alle minoranze, che si vedono negato il diritto all’eguaglianza dinanzi alla legge.

Precisamente per tali ragioni avevamo accolto con favore l’“inchiesta indipendente”, nella convinzione che si trattasse d’un tentativo autentico di mettere mano all’operato dei Consigli della Sharia e dei tribunali d’arbitrato islamici del Regno Unito nel contesto dell’ascesa dell’estremismo e del fondamentalismo religiosi e delle loro ripercussioni sui diritti umani delle donne nere e appartenenti alle minoranze. È evidente, tuttavia, a giudicare dal mandato limitato della commissione (1) e dalla sua composizione, che l’inchiesta corre pericolo di risultare gravemente compromessa, e dunque, temiamo, poco o per nulla affidabile.

Ecco i nostri timori principali:

1) Il mandato della commissione d’inchiesta: il mandato [della commissione] prevede l’analisi approfondita dei danni causati dall’esistenza di sistemi “giuridici”, di mediazione e d’arbitrato religiosi a carattere discriminatorio. Stando ai nostri dati, l’esistenza di sistemi di giustizia paralleli o informali è di per se stessa fonte di conflitti giuridici e falle nella difesa dei diritti umani; eppure l’inchiesta non sta prendendo in considerazione tale questione cruciale: al contrario, secondo la lettera del mandato, compito dell’inchiesta sarebbe migliorare il funzionamento di sistemi che sono discriminatori di fatto e di principio. La esortiamo a cassare la formulazione «ricercare esempi di buone prassi in materia di governance, trasparenza e garanzia di rispetto della legge britannica e di compatibilità con essa» (2). La commissione dovrebbe invece aver libertà di esaminare se l’esistenza dei Consigli della Sharia e dei sistemi di mediazione e d’arbitrato inficino l’accesso alla giustizia, e di fatto la stessa Costituzionelegittimando l’esistenza di sistemi giuridici paralleli.

2) La composizione della commissione: alcune delle persone nominate a far parte della commissione provengono dalla magistratura e hanno una formazione di diritto di famiglia e minorile; tuttavia, ad affiancare come consulenti la presidente (Mona Siddiqui, ella stessa teologa) sono stati chiamati due “studiosi” islamici. Ciò desta allarme: il governo ha creato una commissione più adatta a un dibattito teologico che a provvedere alle esigenze vittime e ad indagare efficacemente su tutta la gamma delle conseguenze negative causate dai Consigli e tribunali della Sharia, in particolare per le donne.

La commissione d’inchiesta dev’essere invece un organismo imparziale e guidato da una/un giudice, che indaghi sull’intero spettro delle violazioni dei diritti umani provocate dall’esistenza e dal funzionamento di Consigli e tribunali della Sharia. Dev’esser chiaramente definita la sua natura di organismo d’inchiesta sui diritti umani, anziché teologico.

3a) Le competenze dei membri della commissione: l’inchiesta dovrebbe beneficiare dell’adeguata consulenza di attiviste per i diritti delle donne e giurisperite/-i esperte/-i di diritto britannico e d’altri paesi oltreché degli strumenti internazionali in materia di diritti umani. I membri della commissione debbono:

— possedere un curriculum di rispetto e difesa dei diritti umani, in particolare delle donne;

– comprendere le ripercussioni della giustizia informale e dei sistemi giuridici paralleli sulle donne (e sulle minoranze);

– essere competenti sulle leggi vigenti, ad es. in materia di riconoscimento del divorzio civile in molte giurisdizioni;

– essere in grado di individuare esperte/-i adeguate/-i, per fornire alla commissione il materiale probatorio;

– essere in grado di fornire assistenza alla commissione nelle indagini sulle reti fondamentaliste transnazionali attive nella promozione del codice della Sharia in diversi paesi e sul loro ruolo nel Regno Unito;

– non aver timore di ricercare le prove, anche dinanzi al coinvolgimento di interessi di potere.

3b) Gli Imam non vanno bene come membri della commissione:teologi e studiosi di religione semplicemente non possiedono i requisiti di capacità e competenze per affrontare questioni relative alla prassi giuridica vigente e al diritto costituzionale. Saper di teologia non equivale ad essere competenti in legge, britannica o di qualunque altro paese.

Il governo deve guardarsi bene dal replicare gli aspetti più problematici del multiculturalismo nella costituzione della commissione d’inchiesta. Molti giureconsulti britannici promuovono il pluralismo giuridico, ritenendo tali norme radicate nelle comunità : tale approccio antropologico e teologico al diritto tende a ignorare il diritto codificato (statutory law) e i precedenti giuridici (case law) in evoluzione dei paesi che hanno leggi ad personamdella Sharia o islamiche. È questo l’approccio adottato dalla Law Society [l’ordine delle/degli avvocate/-i britannico] nella guida pratica sugli “Sharia Compliant Wills” (testamenti conformi alla Sharia), ove si consigliava alle/agli avvocate/-i di “rivolgersi a un Imam” per la redazione d’un testamento; come ricorderà, la Law Society è stata costretta a ritirare la guida in quanto non solo discriminatoria ma pericolosamente negligente. Il governo non deve ripetere gli errori della Law Society.

3c) Imam studiosi non possono svolgere indagini su se stessi:entrambi gli “studiosi” membri della commissione sono [attivi] su Imams Online. Secondo il mandato, occorre esaminare «il ruolo di determinati gruppi e autorità islamiche presenti in Inghilterra e Galles». L’inchiesta non deve arrestarsi dinanzi a una data piattaforma solo perché ad essa appartengono membri della commissione, né può ritenersi imparziale se [la commissione] è incaricata di indagare sopra se stessa. Ben conosciamo le posizioni estremamente problematiche assunte dagli studiosi di Imams Online su una varietà di temi che debbono sicuramente rientrare nell’inchiesta.

4Questioni oggetto dell’inchiesta: è di vitale importanza che l’inchiesta comprenda l’analisi delle modalità secondo cui gli organismi della Sharia tollerano o persino promuovono violazioni dei diritti umani: valore dimezzato della testimonianza della donna rispetto a quella dell’uomo, stupro maritale, violenza sessuale e domestica, età del consenso [inferiore per le bambine], tutela, matrimonio forzato, violenza per motivi d’“onore”, abuso rituale, [discriminazione nella] custodia e protezione della prole, poligamia, divorzio, [condanna dell’]omosessualità, relazioni interreligiose, codice d’abbigliamento femminile, interruzione volontaria della gravidanza, etc. Vanno poste al vaglio anche questioni più generali, quali il trattamento delle minoranze religiose, ivi comprese le sette minoritarie all’interno dell’Islam, e le decisioni relative all’apostasia e alla blasfemia, allo scopo di intendere l’intera gamma delle minacce cui soggiacciono le persone interessate dalle leggi religiose, anzi, dallo Stato che simili leggi promuove.

Occorre analizzare attentamente le cause dell’impunità nella quale operano i Consigli della Sharia e altri organismi d’arbitrato religioso. La commissione deve aver facoltà di chiamare a testimoniare persone che possano attestare come i consigli locali, la polizia e le agenzie governative abbiano sviluppato rapporti di collaborazione coi Consigli della Sharia, e se tali rapporti abbiano inficiato il principio di protezione sancito dalle leggi-chiave sulla discriminazione e i diritti delle donne e delle/dei minori, e/o li abbiano messi al riparo da adeguato controllo. Potrebbe darsi che l’obiettivo di impedire l’estremismo violento abbia in realtà condotto al rafforzamento delle relazioni col fondamentalismo (reti o singoli individui).

5) Implicazioni per gli obiettivi e l’imparzialità dell’inchiesta: mandato e composizione della commissione rappresentano l’accettazione del fondamento teologico delle leggi rivolte a cittadine e cittadini appartenenti alle comunità delle minoranze. Di più: sono la prova della capitolazione alle forze teocratiche e conservatrici, miranti ad assicurare che i bisogni e l’identità delle donne appartenenti alle minoranze siano considerati unicamente attraverso il prisma dei valori religiosi conservatori di cui esse forze sono le sole arbitre. In effetti, anziché esser trattate come persone indipendenti dotate di cittadinanza e diritti umani, le donne delle minoranze sono considerate alla stregua di membri delle loro comunità cosiddette religiose, che si presumono soggette a codici religiosi. A nostro avviso, l’inchiesta s’intendeva imperniata, non già su questioni religiose o teologiche, classificate come “moderate” oppure “estremiste”, bensì sull’analisi dell’accesso delle donne ai diritti e alla giustizia. È paternalistico, se non razzista, rifilare alle donne appartenenti alle minoranze i cosiddetti esperti di religione, che perseguono i propri esclusivi interessi e vorrebbero legittimare le leggi della Sharia come forma di gestione delle questioni familiari e private. Vi sono donne che sembrano volerlo, ma noi non possiamo rimanere inerti a guardare lo Stato farsi complice di avallare sistemi di giustizia di serie B, tramite i quali le donne appartenenti alle minoranze ricevono un trattamento di non-eguaglianza dinanzi alla legge.

Con queste nomine di matrice religiosa, il governo ha perduto un’occasione cruciale di analizzare la natura discriminatoria non solo dei Consigli della Sharia ma di tutte le forme di fora d’arbitrato religiosi, ivi comprese le Batei Din [plurale dell’ebraico בית דין‎ (beth din), lett. “casa del giudizio” o tribunale rabbinico]. Ciò che temiamo è che in tali circostanze molte donne vulnerabili semplicemente non vogliano prestarsi a testimoniare dinanzi a dei teologi che legittimano e giustificano l’idea stessa del codice della Sharia asserendo che fa parte integrante della loro “identità musulmana”. Anzi, la commissione è strutturata in modo fin troppo simile alle stesse “corti” della Sharia.

La composizione della commissione d’inchiesta tradisce la totale assenza di rappresentanza della voce delle stesse vittime e di quella delle associazioni per i diritti umani delle donne, dotate di esperienza sul campo riguardo alle violazioni dei diritti umani che hanno luogo nei Consigli della Sharia e in altri fora d’arbitrato religiosi. Constatiamo con favore la considerazione data alle vittime di ingiustizia nell’ambito di altre inchieste e indagini governative, quali quelle sui casi di abuso storico sulle/sui minori e sul disastro dello Hillsborough (3). La medesima attenzione e considerazione ci saremmo aspettate nei riguardi delle vittime dei Consigli della Sharia.

Le donne nere e appartenenti alle minoranze hanno il diritto di avere un’inchiesta che sia guidata da una/un giudice e assistita da esperte/-i in materia di diritti umani e diritti delle donne, a cominciare da coloro che in tutto il mondo hanno dato battaglia alle leggi personali di stampo religioso e affrontato sfide giurisdizionali per il progresso dei diritti umani.

6Le nostre richieste: per le ragioni sopra esposte, esortiamo il governo a:

1. garantire che il mandato [della commissione d’inchiesta] abbia portata sufficiente a consentire un’indagine approfondita sull’intera gamma delle preoccupazioni in materia di diritti umani destate dai Consigli e dai tribunali della Sharia;

2. nominare, a capo dell[a commissione d]’inchiesta, una/un giudice con l’autorità di convocare testimoni; la commissione deve condurre un’indagine imparziale sull’intero spettro delle violazioni dei diritti umani causate dall’esistenza e dal funzionamento dei Consigli e dei tribunali della Sharia;

3. abbandonare l’inappropriato approccio teologico e nominare esperte/-i che conoscano i diritti umani delle donne, in grado di analizzare in modo adeguato e indipendente le modalità secondo cui, in materia di [diritto di] famiglia, i sistemi d’arbitrato fondati sulla Sharia contravvengono ai principî dei diritti umani, dell’eguaglianza dinanzi alla legge (equality before the law), del dovere di attenzione (duty of care) (4), della debita diligenza (due diligence) (5) e dello stato di diritto (rule of law). L’inchiesta dev’essere chiaramente strutturata come indagine sui diritti umani, anziché di stampo teologico.

La legge, e non la religione, è il fondamento della garanzia di giustizia per tutte le cittadine e tutti i cittadini. La esortiamo a fare ciò che è giusto al fine di garantire che i medesimi principi dei diritti umani, dell’eguaglianza dinanzi alla legge, del dovere di attenzione, della debita diligenza e dello stato di diritto valgano per tutte le cittadine e tutti i cittadini del Regno Unito.

Southall Black Sisters – Londra, UK

Per leggere il testo originale e vedere tutte le adesioni potete andare a questo link:

http://www.southallblacksisters.org.uk/open-letter-to-home-secretary/

 

NOTE

(1) testo integrale dell’annuncio dell’istituzione della commissione d’inchiesta: “Written Statements”, 26 maggio 2016, volume 611, HCWS19, Home Department, “Counter-Extremism Strategy”, a firma di “The Secretary of State for the Home Department [Segretaria di Stato (Mrs Theresa May), https://hansard.parliament.uk/commons/2016-05-26/debates/7705859b-1346-4706-91c6-7acbd6e0433d/WrittenStatements

«Many people in this country of different faiths follow religious codes and practices, and benefit from the guidance they offer. Religious communities also operate arbitration councils and boards to resolve disputes. The overriding principle is that these rules, practices and bodies must operate within the rule of law in the UK. However, there is evidence some Sharia councils may not follow this principle and so, through the Government’s counter-extremism strategy, I committed to commissioning an independent review to understand whether, and the extent to which, Sharia is being misused or applied in way that is incompatible with the law.

I am pleased to announce Professor Mona Siddiqui’s appointment as chair of the review, the terms of reference, and the appointment of the panel. Professor Mona Siddiqui OBE is a highly respected professor at the University of Edinburgh, specialising in classical Islamic law, juristic arguments, and contemporary ethical issues, who was appointed OBE for services to inter-faith relations. Professor Siddiqui will be supported by a review panel consisting of Sir Mark Hedley, Sam Momtaz and Anne Marie Hutchinson OBE QC. Imam Sayed Razawi and Imam Qari Asim will serve as advisers to the chair and panel. Together these individuals represent a wide range of experience and expertise.

Sharia law review terms of reference

Many British people of different faiths follow religious codes and practices, and benefit from the guidance they offer. Some religious communities also operate arbitration councils and boards which seek to resolve disputes. There is, however, some evidence that Sharia councils may be working in a discriminatory manner.

This review will be a full, independent review to explore whether, and to what extent, the application of Sharia law may be incompatible with the law in England ​and Wales, such as legislation around equality. The review will also examine the ways in which Sharia may be being misused, or exploited, in a way that may discriminate against certain groups, undermine shared values or cause social harms. It will not be a review of the totality of Sharia law, which is a source of guidance for many Muslims in the UK.

This review will focus on issues including:

– the ways that Sharia may be being used which may cause harm in communities;

– the role of particular groups and Islamic authorities in England and Wales;

– the role of Sharia councils and Muslim arbitration tribunals;

– the treatment of women—particularly in divorce, domestic violence and custody cases; and

– seeking out examples of best practice in relation to governance, transparency, and assuring compliance and compatibility with UK law»]

(2) «seeking out examples of best practice in relation to governance, transparency, and assuring compliance and compatibility with UK law». Testo integrale: https://hansard.parliament.uk/commons/2016-05-26/debates/7705859b-1346-4706-91c6-7acbd6e0433d/WrittenStatements.

(3) Stadium di Sheffield (Regno unito), causato dall’affollamento degli spettatori alla semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest‎, il 15 aprile 1989; vi perirono 96 persone.

(4) nel diritto riparatore (tort law), l’obbligo legale di conformarsi a un determinato standard di ragionevole attenzione nel compimento d’ogni atto tale da poter prevedibilmente danneggiare altre persone; è il primo elemento da stabilirsi per poter procedere con la querela per negligenza: la parte lesa deve dimostrare la sussistenza di un dovere di attenzione (duty of care) imposto per legge, che l’imputato/-a avrebbe violato.

(5) la cosiddetta “diligenza del buon padre di famiglia” (la definizione italiana è evidentemente maschilista).

Traduzione a cura del Centro Interculturale delle donne di Trama di Terre, grazie a Roberta Ronchi.

2019-03-19T04:14:30+01:00