Cinquecento donne hanno ballato in piazza

IMOLA. Le donne ballano per gridare il loro no alla violenza.

Lo hanno fatto migliaia nel mondo intero. Lo ha fatto anche Luciana Litizzetto dal palco di Sanremo in serata. Lo hanno fatto a centinaia ieri sera alle 18 anche in piazza Matteotti a Imola. Hanno “ballato sole”, ovvero autorganizzandosi liberamente, senza bisogno di sponsorizzazioni politiche, come hanno voluto le organizzatrici dell’associazione Trama di Terre per sincero spirito d’autonomia e anche per evitare strumentalizzazioni in periodo di campagna elettorale.

Autonome Ma unite fra loro con un impatto con pochi precedenti in città. Numerose sono infatti state le adesioni di realtà femminili nel territorio all’iniziativa, tra cui: Tilt, Amnesty International Imola, Adark (Associazione Donne Africane del Regno Kongo), rigata 36, PerLe Donne, Rete degli studenti, Uongai, Assemblea anarchici imolesi, Quelle che non ci stanno (Bologna), ExtraVagantis, Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi della Provincia di Bologna, Seacoop, Commissione pari opportunità del Comune di Imola.

Quasi cinquecento donne imolesi, giovani, meno giovani, e anche diversi uomini fra i quali anche il sindaco di Imola Daniele Manca e quello di Casalfiumanese Roberto Poli, si sono radunate sotto l’egidia dell’iniziativa contro la violenza di genere “One billion rising” lanciato a livello planetario dalla performer americana Eve Ensler, Dell’autrice dei “Monologhi della vagina” è stato letto il messaggio “Sono stanca” contro lo stupro e la cultura imperante che non riesce a combatterlo e anzi a volte sembra pure tollerarlo. Al grido di “Break the chain (Spezza le catene)” e ripetendo i passi della coreografia provata e riprovata eni giorni scorsi e che ieri è stata riprodotta da centinaia di migliaia di piedi femminili sul suolo dell’intero globo.

La voglia di fare parte di un movimento globale, gioioso e allo stesso tempo serissimo, fermo nel dire no ai soprusi che nel mondo, il che vuol dire spesso anche nella casa a fianco alla propria, un miliardo di donne subiscono.

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(15 Febbraio 2013) – Corriere della Sera

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