Bologna, linee guida per contrastare i matrimoni forzati nel nostro paese

In Italia i matrimoni forzati non esistono. A differenza di tutti gli altri Paesi europei, non sono previste misure specifiche per contrastarli. Persino le statistiche li ignorano. Se accade qualcosa valgono le leggi generali, il divieto di sposarsi fra minori con l’unica eccezione dell’autorizzazione da parte del Tribunale dei Minori a chi abbia almeno sedici anni.

In realtà i matrimoni forzati esistono, eccome. Si tratta di casi che talvolta finiscono alla ribalta della cronaca nera, quando le giovani che vogliono sottrarsi vengono punite con violenze fisiche, persino uccise, oppure tentano il suicidio. In molti altri casi le giovani semplicemente spariscono da scuola o dall’Italia, senza che la loro richiesta di aiuto sia stata accolta o senza aver trovato il coraggio di chiedere aiuto.

L’associazione Trama di Terre se ne sta occupando da alcuni anni, e ha aperto la prima casa-rifugio per le donne che riescono a fuggire. Dal 2011 l’associazione ha accolto dieci ragazze, quattro dal Pakistan, due dall’India mentre le altre vengono da Bangladesh, Sri Lanka, Tunisia e Albania, hanno dai 17 ai 24 anni.

Venerdì a Bologna in un convegno sulle conclusioni del progetto ‘Contrasto ai matrimoni forzati nella provincia di Bologna’, promosso da Trama di Terre in collaborazione con ActionAid Italia e finanziato dalla Fondazione Vodafone, saranno presentate le prime Linee guida realizzate in Italia.

“Abbiamo voluto fornire a operatori e operatrici indicazioni e strumenti utili a garantire l’effettiva protezione di donne e bambine, con la consapevolezza di essere solo all’inizio di un percorso complesso e poco esplorato in Italia” – spiega Tiziana Dal Pra, presidente di Trama di Terre – “Per questo vogliamo porre all’attenzione della politica italiana questo tema, portando il nostro contributo, frutto del lavoro sul campo fatto negli ultimi 5 anni. La prima necessità è quella di riconoscere i matrimoni forzati come una delle forme di violenza contro le donne: per farlo bisogna uscire da logiche relativiste e neutre che lo ascrivono solo a una problematica culturale. Chiediamo che il contrasto ai matrimoni forzati sia inserito come uno dei punti del Piano Nazionale antiviolenza che auspichiamo venga al più presto approvato”.

“I matrimoni precoci e i matrimoni forzati trovano profonde radici negli squilibri di potere tra donne e uomini e in stereotipi e leggi che rispecchiano l’idea che la donna debba ricoprire un ruolo sociale e familiare subalterno, regolato da modelli patriarcali” – sostiene Rossana Scaricabarozzi di ActionAid – “Per questo chiediamo all’Italia e agli altri paesi riuniti in sede delle Nazioni Unite che durante la prossima Assemblea generale si discuta di come inserire impegni specifici a contrasto dei matrimoni precoci e forzati nella nuova agenda globale per lo sviluppo dopo la scadenza degli Obiettivi del Millennio nel 2015”.

Flavia Amabile, La Stampa, 26/02/2014

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